L'otite esterna (OE) nel cane rappresenta storicamente una delle sfide cliniche più complesse, frequenti e frustranti per i medici veterinari, arrivando a costituire fino al 20% delle motivazioni per i consulti ambulatoriali nei piccoli animali. Nonostante la sua altissima incidenza, la gestione ottimale di questa patologia è spesso resa difficoltosa dalla mancanza di linee guida cliniche condivise; l'iter diagnostico e terapeutico, infatti, è stato finora fortemente influenzato dall'esperienza individuale del singolo specialista e dalla disponibilità commerciale dei prodotti. Per colmare questa lacuna e fornire uno strumento di consultazione pratico, Virbac ha riunito un panel d'eccellenza formato da tredici specialisti veterinari. L'obiettivo di questo gruppo di lavoro è stato stilare raccomandazioni chiare in grado di guidare il veterinario lungo tutte le fasi cliniche: dalla diagnosi alla terapia, fino al monitoraggio a lungo termine.
Mentre in passato l'attenzione era focalizzata sul concetto di "infezione", oggi l'OE canina viene primariamente definita come una malattia infiammatoria e multifattoriale a carico del condotto uditivo, con frequente coinvolgimento del padiglione auricolare. Nella maggior parte dei casi clinici, infatti, la proliferazione microbica non è la causa primaria, ma rappresenta la conseguenza diretta di un'alterazione preesistente del microambiente auricolare. Questa alterazione provoca una drastica perdita di biodiversità nella flora locale, favorendo l'aumento esponenziale di microrganismi patogeni opportunisti, quali i batteri del genere Staphylococcus spp e i lieviti come Malassezia spp. Quando questi microrganismi superano una specifica soglia critica di proliferazione cellulare, essi iniziano a produrre metaboliti pro-infiammatori che non fanno altro che perpetuare e aggravare lo stato infiammatorio iniziale.
Il principio cardine attorno a cui ruotano le nuove raccomandazioni è l'uso razionale delle molecole antimicrobiche. Il trattamento tradizionale basato su polifarmaceutici (corticosteroidi associati ad antibatterici e antifungini) sta infatti sollevando gravi preoccupazioni a causa del rischio di selezionare ceppi batterici multiresistenti. Per questo, gli esperti considerano l'impiego di soluzioni alternative, come l'idrocortisone aceponato, capaci di gestire la sovracrescita microbica arrestando l'infiammazione di base e permettendo al microbioma di riequilibrarsi senza l'uso di antibiotici. Viene inoltre ribadita l'importanza della detersione auricolare: la prima pulizia andrebbe sempre eseguita in clinica per educare il proprietario alla manovra corretta, aumentando l'aderenza terapeutica a domicilio. Infine, se l'otite si inserisce in un quadro di dermatite atopica, il paziente va gestito nella sua interezza, valutando terapie proattive a lungo termine.
Si ringraziano i seguenti autori per la collaborazione e la redazione delle raccomandazioni.
